La politica delle Sciammerie e delle Giacchette
Nel primo ventennio del Novecento, la vita politica di Amalfi risultava caratterizzata da un clima di forte tensione.
Le consultazioni elettorali di quel periodo, infatti, videro un’aspra contesa fra le due fazioni esistenti: quella dei popolani, detta delle Giacchette perché indossavano una giacca corta, e quella degli aristocratici e dei ricchi possidenti, chiamata Sciammerie (Sciamberghe) per il fatto che indossavano il tipico abito maschile da cerimonia, di colore nero, con giacca a falde a coda di rondine.
La base “ideologico-sociale” del primo partito era formata da artigiani,operai, piccoli borghesi, contadini, pescatori e nullatenenti.
Per il secondo, invece, era costituita da liberi professionisti, proprietari, benestanti, impiegati e coloro che venivano definiti nell’accezione del tempo i “signori” .
In entrambi i casi, comunque, a capo vi erano posti membri di importanti famiglie amalfitane.
Le Giacchette, per esempio, furono guidate per molti anni dal Cavalier Nicola Casanova, più volte Sindaco di Amalfi, cui era dedicata anche una strada, e dal sig. Francesco Ruoppolo, mentre le Sciammerie avevano al loro vertice esponenti della famiglia Camera (eredi dello storico Matteo Camera) e della famiglia Anastasio.
La lotta politica, in prossimità delle elezioni, era accesissima ed in alcuni casi furono commessi atti di violenza alle persone e veri e propri reati,documentati nei processi penali del tempo.
Per avere ulteriori informazioni in merito, anni fa ho chiesi a mio padre Francesco D’Amato, all’epoca delle mie domande quasi novantenne, di raccontarmi che cosa sapesse in merito.
Egli,per la sua meticolosa conoscenza degli atti del Tribunale di Salerno e per avere avuto personali contatti generazionali con i protagonisti della vita politica dell’inizio del Novecento, rappresentava, a mio parere, un documento vivente di un'Amalfi che ormai non c'è più, la cui testimonianza non poteva essere dispersa.
La sua testimonianza,si riporta qui in forma di intervista.
- Perchè c'era tanto astio nella vita politica di Amalfi?
Uno dei primi motivi era l'accesa passione politica che infiammava le menti ed i cuori dei contendenti. Poi, sicuramente, vi erano gli interessi specifici di alcune categorie sociali,come ad esempio quella dei cartari appartenenti alla fazione delle Sciammerie, spesso avversati nello svolgimento delle loro attività da provvedimenti comunali emessi da Sindaci della fazione opposta.
- In un numero del quotidiano “Roma” del 12-13 luglio 1909, nelle pagine di cronaca il corrispondente Casaburi esordisce col seguente titolo: “Nel collegio di Amalfi. Cominciano i disordini. Si tenta di incendiare il Municipio.”. In seguito continua: “ La lotta elettorale nel collegio di Amalfi comincia ad acquistare il solito accanimento, la solita acredine del resto pienamente giustificata dal momento che i soliti pochi caporioni ... ricorrono a tutti gli atti di violenza possibili ed immaginabili ...”. Cosa era successo?
- Era capitato che nella sala comunale, previa autorizzazione del commissario prefettizio, avrebbe dovuto tenersi un comizio da parte del candidato Ernesto Fusco di Castellammare di Stabia sostenuto dal partito delle Sciammerie,
Sciammerie

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