Attenzione alle donne della Costa di Amalfi! Le Sirene
Sirene, Ninfe, Dominae, Sante,
Fattucchiare, Janare , Brigantesse
o Pioniere?
Attenzione alle donne
della Costa di Amalfi!
Cari lettori,
vi propongo di esplorare l’ “immaginario al
femminile” legato indissolubilmente alla nostra Costa. Le storie, i miti e le
leggende legati alle donne sono tanti: Sirene, Ninfe, Dominae, Sante,
Fattucchiare, Janare, Brigantesse, Pioniere.
Si tratta di un mondo con i suoi codici
simbolici che vale la pena di conoscere, un’ “amalfitanità” al femminile, che
forse, al termine del nostro viaggio di esplorazione, potrebbe farvi dire:
“Attenzione (o Grazie) alle donne della Costa di Amalfi!”.
In considerazione degli spunti numerosi di
riflessione e per non tediarvi con una lunga serie di parole, vi presenterò le
mie riflessioni “a puntate”…
Iniziamo allora con la prima tappa del
nostro viaggio nell’unicità delle donne della Costa di Amalfi.
Cominciamo con le Sirene …
Appena qualche settimana fa abbiamo
ripercorso il mare omerico, che da Amalfi si stende sino ed oltre l’arcipelago
delle Sirene, la baia di Ieranto e Punta Campanella, grazie alla bella
iniziativa promossa dalla Pro Loco di Amalfi.
Lo spettacolo della natura è sempre straordinario ed apre la mente ed il cuore al ringraziamento per essere nati qui, su questo unico lembo di terra baciato dagli Dei, cantato da coloro che si collocano nell’immortalità che sa dare la letteratura.
1.
L’ARCIPELAGO DELLE SIRENE
L’arcipelago
detto de li Galli o delle Sirenuse viene identificato con il luogo
in cui le Sirene vivevano ed ammaliavano i marinai in transito, facendoli
naufragare contro gli scogli.
Il
piccolo arcipelago si trova sul cammino che collega il Circeo a
Scilla e Cariddi, ossia allo stretto di Messina. Gli antichi naviganti incontravano
Li Galli dopo aver attraversato
il golfo dei Ciclopi e superato le Bocche
di Capri. Era un tratto di mare importante e
difficile per la navigazione antica, soprattutto con tempo ventoso.
Tre sono le isole che ne fanno tuttora
parte: “Gallo Lungo“, “La Rotonda” e “Dei Briganti“.
Gallo Lungo è la più grande delle tre ed è stata abitata fin dai tempi dei Romani, come documentano i
resti di una domus marittima.
A ovest di Gallo Lungo si trovano “La Rotonda” e quella che porta il nome di “isola dei Briganti” o di San
Pietro o di Sant'Antonio,
anche se più comunemente compare nelle fonti con il nome di Castelluccio (o
talvolta La Castelluccia). Da Li Galli i corsari potevano controllare
l'ingresso o l'uscita dalle Bocche, da cui il nome.
La
tradizione vuole che il nome Li Galli
derivi dall’iconografia delle Sirene propria dell'arte figurativa greca
arcaica, nella quale le creature vengono immaginate metà donna e metà uccello. Da
qui l’associazione del toponimo delle Sirene con la figura del gallo. Il
toponimo Li Galli, ancora oggi
utilizzato, appare nel Medioevo nel 1131, quando le tre isolette sono chiamate Guallo, e nel 1225, quando Federico II
di Svevia le donò al monastero di S. Maria di Positano denominandole tres
Sirenas quae dicitur Gallus.
Il
geografo greco Strabone, vissuto nel I sec. a.C. (63-19), ci fornisce una testimonianza
autorevole per l'ubicazione delle Sirene nel nostro Golfo.
Nel libro
V (4, 8) della sua Geografia è
proprio lui ad identificare nelle isole de
Li Galli, nel tratto di mare antistante Positano, le tre isolette solitarie
e rocciose come sede delle Sirene:
[…] συνεχὲς δέ ἐστι τῇ Πομπηίᾳ τὸ Συρρεντὸν τῶν Καμπανῶν, ὅθεν πρόκειται τὸ Ἀθήναιον, ὅ τινες Σειρηνουσσῶν
ἀκρωτήριον καλοῦσιν· ἔστι δὲ ἐπ' ἄκρῳ μὲν Ἀθηνᾶς ἱερόν, ἵδρυμα Ὀδυσσέως. διάπλους δ' ἐνθένδε βραχὺς εἰς Καπρέας νῆσον. κάμψαντι δὲ τὴν ἄκραν νησῖδές εἰσιν ἔρημοι πετρώδεις ἃς καλοῦσι Σειρῆνας. ἐκ δὲ τοῦ πρὸς Συρρεντὸν μέρους ἱερόν τι δείκνυται καὶ ἀναθήματα παλαιὰ τιμώντων τῶν πλησίον [τὸν] τόπον. […]
Subito dopo Pompei c’è Surrentum (odierna Sorrento), città della Campania dove si trova l’Athenaion, che alcuni chiamano promontorio delle Sirene: sulla punta del promontorio c’è un tempio di Atena, fondato da Odisseo. Da lì all’isola di Capri c’è un breve tratto di mare. Doppiando il promontorio, ci sono alcune isolette deserte e rocciose, che chiamano Sirene. Dalla parte del promontorio rivolta verso Surrentum si vede un santuario con antichi doni votivi giacchè il luogo era assai venerato dagli abitanti del posto.
Nel
testo di Strabone Sirenai sono le
isolette, mentre Sirenoussai le rupi
a picco sul mare che prenderebbero il nome da un santuario delle Sirene, così
come Capo Ateneo, attuale Punta Campanella, lo prendeva dal santuario della dea
Atena. Nell'antichità, infatti, i promontori erano considerati sacri. Il
ricordo del tempio rimane oggi racchiuso nel nome Massa Lubrense (derivato
appunto dalla parola latina: delubrum,
tempio), a testimonianza che quando anche la pietra si volatilizza oltre le
cortine del Tempo possono sopravvivere, di padre in figlio, le parole ed il
loro potente fascino evocativo.
Nel De Mirabilibus Auscultationibus (103),
di un anonimo indicato come Pseudo-Aristotele (IV-III secolo a.C.), le isolette sono ancora definite Sirenussai.
Φασὶ τὰς Σειρηνούσας νήσους κεῖσθαι μὲν ἐν τῇ Ἰταλίᾳ περὶ τὸν πορθμὸν ἐπ’αὐτῆς τῆς ἄκρας, [ὅς κεῖται πρὸ] προπεπτωκότος τοῦ τόπου καὶ διαλαμβάνοντος τὸυς κόλπους τόν τε περιέχοντα τὴν Κύμην καὶ τὸν διειληφότα τὴν καλουμένην Ποσειδωνίαν· ἐν ᾧ καὶ νεὼς αὐτῶν ἵδρυται καὶ τιμῶνται καθ’ὑπερβολὴν ὑπὸ τῶν περιοίκων θυσίαις ἐπιμελῶς· ὧν καὶ τὰ ὀνόματα μνημονεύοντες καλοῦσι τὴν μὴν Παρθενόπην, τὴν δὲ Λευκωσίαν, τὴν δὲ Λίγειαν.
Testo originale dell’edizione
a cura di G.
Vanotti, Pordenone-Padova, 1997, Edizioni Studio Tesi, p. 44
Dicono che le isole Sirenuse sono site in Italia vicino al tratto di mare di fronte allo stesso promontorio, il quale (tratto di mare) sta di fronte al luogo che si protende e divide i due golfi, quello che si trova intorno a Cuma e quello che comprende quella che è chiamata Poseidonia; in esso si trova anche un loro (delle Sirene) tempio ed esse sono oltremodo onorate dai sacrifici (fatti) diligentemente dagli abitanti dei dintorni; ricordandone i nomi chiamano una Partenope, l’altra Leucosìa, la terza Lìgeia.
Il lemma Σειρὴνουσαι (Sirenuse) è riutilizzato da Stefano di Bisanzio (V
secolo d. C.), nell’opera Ethnikà:
Σειρηνούσαι· νήσοι ἐν τῇ Ἰταλίᾳ περὶ τὸν πορθμὸν ἐπ’αὐτῆς τῆς ἄκρας κείμεναι προπεπτωκότος τοῦ τόπου καὶ διαλαμβάνοντος τὸυς κόλπους τόν [τε] περιέχοντα Κύμην [καὶ] καὶ τὸν διειληφότα τὴν καλουμένην Ποσειδωνίαν· ἐν ᾧ καὶ νεὼς αὐτῶν ἵδρυται καὶ τιμῶνται καθ’ὑπερβολὴν. Ὧν καὶ τὰ ὀνόματα ταῦτα, Παρθενόπη καὶ Λευκωσία καὶ Λίγεια.
Testo
originale dall’edizione
a cura
di A. Meineke, Reimer, Berlino, v.
I, p. 559
Isole in Italia
giacenti intorno al tratto di mare di fronte alla stessa sporgenza del luogo
prominente e che divide i golfi, quello che sta intorno a Cuma e quello che
comprende quella che è chiamata Poseidonia, in cui vi è anche un loro (delle
Sirene) tempio ed esse sono onorate oltremodo.
E i loro nomi sono questi: Partenope, Leucosìa e Lìgeia.
Dall’isola
de li Galli le Sirene non hanno mai
smesso il loro canto.
Annunciano
ogni giorno una calma senza vento, onde assopite da un dio, arcani misteri di
una terra che invita al pensiero.
Il loro
canto è enigmatico e suadente, carico di toni misteriosi.
Spazia
dagli acuti laceranti sino ai terribili silenzi.
Non si
è mai arrestato nel Tempo.
(continua)
Giuseppina Severino



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