Caduta e ricostruzione dell’Atrio della Cattedrale di Amalfi
Notizie
da un manoscritto inedito del XIX sec.
Una delle fonti di
maggiore rilevanza custodita nell’Archivio Storico Diocesano di Amalfi è
costituita dagli Atti delle Visite Pastorali, la cui serie va dal XV al XX
secolo.
Si spera che
quanto prima ne sia possibile la fruizione nei rinnovati locali all’interno del
Palazzo Arcivescovile di Amalfi.
Le notizie che qui
si forniscono sono tratte da appunti trascritti personalmente nel corso dei
lavori di inventariazione e riordino del materiale archivistico iniziati negli
anni ottanta con i giovani soci della Cooperativa Beni culturali e ambientali Costiera
Amalfitana” e proseguiti poi successivamente con la prof.ssa Giuseppina Severino,
sotto la direzione e la guida del prof. Francesco Russo e del Cancelliere mons.
Riccardo Arpino, non ancora conclusi.
Si perdonerà, quindi,
qualche imprecisione o approssimazione nella trascrizione che si
pubblica,trattandosi di semplici annotazioni senza alcuna pretesa scientifica
in senso stretto.
Tornando
all’oggetto di questo contributo, verrà qui riportata la trascrizione di un passo
degli Atti di Visita di mons. Majorsini, che fu Arcivescovo di Amalfi dal 1871
al 1893.
Sotto il suo
governo si verificò un evento che cambiò per sempre il profilo architettonico
della Cattedrale e dell’intera Piazza Duomo: il crollo dell’antica facciata
barocca e dell’atrio.
Si
trattò di un tragico ed improvviso evento, cui però la comunità amalfitana
cercò dare risposte immediate.
La
cosa non fu semplice.
Il
cronista ci descrive anche ciò che avvenne il 26 giugno del 1872, giorno dell’
inaugurazione del novello atrio. Altre notizie, a nostro parere, interessanti
vengono fornite circa l’uso dell’atrio nell’antichità e la presenza di alcune
epigrafi distrutte nel crollo, che si
riportano integralmente, perfettamente corrispondenti a quanto trascritto dal
Camera nel volume I delle Memorie storico diplomatiche. Di seguito la
trascrizione:
“La Chiesa
Metropolitana di Amalfi è sita alla dritta sul livello della Piazza, situata
sopra un’alta posizione con un atrio coverto davanti, di costruzione
semigotico, sostenuto da colonne di vario carattere. Detto
atrio ricevette ruina ed abbattimento per un terzo in due volte nello stesso
giorno del 23 Dicembre 1861, la prima cioè verso l’alba del mattino e la
seconda alle ore 22 italiane per causa dell’impetuoso urto e peso
sopraggiuntogli dai materiali staccati dal superiore frontespizio, rilasciati
per la loro antichità, il resto poi venne distrutto dalla mano dell’uomo dopo
alcune settimane.
Dietro
tale disfacimento rimase la Chiesa sfregiata dell’anzidetta parte fino al
1872,cioè fino a quando non si fossero provveduti di tutti quei mezzi che erano
necessarii pel rimpianto della nuova ricostruzione; finalmente il Municipio di
detta città, dietro parere ricevuto, risolvette invitare in preferire per tanto
eseguire, il celebre Architetto D. Errico Alvino, il quale, appena ricevuto
l’invito, si portò nella nostra città, prese le dovute misure, ne elevò il
corrispondente disegno e lo rimise alle Camere Italiane de’ Deputati per far
autorizzare il suddetto Municipio a poter contribuire lo spesato necessario;
dietro approvazione ottenuta, ne moltiplicò le copie dell’elevato disegno ed
inviò ciascuna a chi credette onorare di
cui una vedesi tuttora esposta nella Sagrestia della Cattedrale per
soddisfazione del pubblico ,un’altra esposta nel Municipio locale ecc.. ecc..
E come che nella sopraddetta epoca trovavasi
esausta la cassa comunale ,così per evitarsi ulteriore umido in talune pareti
della nominata Chiesa, nella ventura
stagione d’inverno, si aprì un foglio di sottoscrizione volontaria di soli
naturali della città con contribuire ciascuno quello che avesse creduto da
esserne rivoluto in seguito dai primi introiti che avrebbe fatto il nominato
Municipio.
Divenuti
pronti così tutti gli appuntamenti necessari per la novella opera ad
incominciarsi, finalmente, nel mattino del di 26 Giugno 1872 si venne alla
inaugurazione e benedizione del novello
Atrio, mediante la benedizione impartita
dall’Eccellentissimo nostro attuale Arcivescovo Monsignor D. Francesco
Majorsini coll’intervento del Capitolo, Clero, Sindaco e Corpo Municipale, Architetto
suddetto unitamente con altri del suo seguito, la forza pubblica de’
Carabinieri e di una immensa calca di gente accorsa dai paesi circonvicini e
lontani per curiosarne la funzione, la cui prima operazione fu quella di
fabbricarsi a bella posta un pezzetto di marmo
col solo millesimo 1872 scolpito
e depositato in una buca di circa palmi due di antica misura sottoposta
all’ultimo gradino che giunge sul piano dell’Atrio e precisamente sottoposto
alle due colonne d’ingresso dalla parte del Campanile e poi fabbricato da sopra
e ciò per sola memoria de’ posteri in
caso lontano di posteriore riattazione.
Questa
novella inaugurazione fatta con tanta solennità divulgatasi da per ogni dove, mosse
la curiosità molti anche intelligenti
dell’arte di venire sopra luogo a bella posta per osservarne la incominciata
opera e ,fra gli altri, curioso Architetto spinto dalla suddetta divulgata fama
di novello sorgente frontespizio di cui attualmente trovasi in fabbrica (fine
1874) nel prospetto esterno della Cattedrale di Amalfi che con bell’ordine
s’innalza, animato al pari della Reginna
Saba che abbandonata la propria patria drizza il suo cammino verso Gerusalemme
per verificare di persona quanto le era pervenuto a voce, si porta egli in
Amalfi non curandosi disaggi e spese di
cammino ,si si muove pel solo pensiere di verificare se il fatto della nascente
opera corrisponda a quanto gli era stato riferito. Di fatto, ivi giunto nella
pubblica piazza di Amalfi a prima volontà
piantatosi immobile sui due piedi, fissa il suo sguardo sulla vasta
opera e ne osserva il bello alternativo colore delle pietre tutte
affaccettate che bellamente si
corrispondono ,le differenti parti che a vicenda si succedono e la rimanente
architettura, benchè alla rinfusa: indi progredendo a contemplare parte a parte
la medesima struttura, cominciata come suol dirsi con Orazio ab ovo usque ad
mala, cioè dalla sinistra dell’incominciata opera che si estende lungo la
stradetta denominata le carceri e ne nota quanto segue.
Descrizione
della nuova opera
La
facciata esterna del piede dell’Atrio poggia, per la parte a costa del
campanile, sul suolo della nominata stradetta e si estende per tutta la sua
lunghezza, detto piede comincia con pietre di color nero venute da Ischia site
l’una a fronte dell’altra, formando di sole esse un […]dell’altezza di 25
centimetri il cui prosieguo al di sopra è formato di pietra gialla, cavata
porzione in Atrani sopra Santa Maria de’ Banni e parte da Pontone, villaggio di
Scala e poche altre fatte venire da un pago di Avellino chiamato Gesualdo; il
detto prosieguo è di metro 1,80 che cammina fino all’imposta di detto cordone. Sopra
di questa posizione segue un’altra linea del colore del piede cioè di color
nero ,indi si osserva di sopra un altro giro
composto di pietre gialle e nere che si succedono a vicenda ognuna di
centimetri 30 : in mezzo a questo giro si aprono i tre cancelli delle carceri, ciascuno
di metro 1,00 in quadro alla gotica, col fondo del quadrato di detti finestroni
tutto di pietre gialle ; al di sopra viene un cordone di pietra oscura indi una
graziosa fasciatura di pietra gialla ed una nera nel cui mezzo sporgono i tre finestroni perpendicolari e sottoesposti ca[…] con una colonnina nel
mezzo a ciascuno di essi formati alla
gotica ; tutto il loro giro è formato di una pietra bianca ed una nera; alla
cima dei finestroni prosiegue una simile fasciatura di una pietra bianca ed una nera e al di sopra di questa poggia il
cornicione lavorato anche alla gotica con sguscio.[…]
Esso
si estende nella sua lunghezza dalla parete laterale vicino alla porta del
campanile e La sua larghezza dalla porta maggiore sino l primo gradino in cui
termina il suo piano.Sotto al pavimento dell’antica costruzione dell’ atrio vi
erano le sepolture poiché nei primitivi tempi della Chiesa i fedeli non
seppellivano in essa “Atrium Ecclesie dicebatur Coemeterium ubi antiquitus sepeliebantur” così scrive Arinzio Presbitero
della Congregazione dell’Oratorio di Roma; e poco appresso soggiunge :”
Prohibendm est etiam secundum majorum instituta, ut in Ecclesia nullatenus
sepelientur, sed in atrio aut in porticu aut in Exhedris Ecclesiae (cioè sotto
alcuni portici coverti attaccati esternamente alle pareti della chiesa); ad
eccezione dei soli Vescovi, Abbati e sacerdoti degni; coll’andare del tempo, poi,
e colla consuetudine vennero sepolti in chiesa anche i fedeli; la costruzione
delle dette sepolture nell’atrio, dimostra quanto sia antica l’origine della
nostra chiesa. Nelle rinnovazioni poi fatte dall’Arcivescovo Bologna, vennero
tolte le lapidi sepolcrali e furono chiuse con fabbrica ; oggi per bisogno di
ristorarsi le fondamenta si sono all’intutto distrutte.
[….] E poiché l’interno dell’atrio trovasi al
presente rustico e non ancora ultimato, così il curioso osservatore prende
conto dai conoscitori locali, se prima di cadere, vi era cosa da osservarsi in
detto locale. E quelli in risposta l’assicurano che vi esistevano diversi
stemmi ed iscrizioni, di essi alcuni incisi nel marmo, altri dipinti a fresco
sulle pareti, le quali iscrizioni, perché si devono rimettere nello stato
primiero, così le vengono riferite abbenchè non ancora ripristinate per
renderlo soddisfatto e contento. Esse sono cioè:
nella
parete laterale alla porta di San Benedetto, vi erano dipinti gli stemmi degli
Arcivescovi D.Antonio Puoti e Fra Silvestro Miccù col seguente distico composto
dal Penitenziere della nostra Cattedrale D. Antonio Cuomo
“Miccovii
coniuncta tenent et stemmata Puoti
Hic
pietate mirans,mente nec ille minor”
Marino
Del Giudice altro Arcivescovo visse
nelle sede Arcivescovile di Amalfi undici anni e col suo regime portò molto utile e vantaggio a detta Chiesa. A lui
è dovuta la covertura del fiume dalla Porta dell’Ospedale sino alla marina che prima per essere
scoperto apportar soleva agli abitanti nella stagione estiva malsanie e
languori. Amalfitani a si benemerito
loro Arcivescovo dipinsero nello spazio intermedio della parete tra la porta di
San Benedetto e quella denominata maggiore, la seguente iscrizione, distrutta
dalla caduta dell’atrio:
“
Stemmata quae cernis sunt inclita signa Marini
Qui
doctis hominum corda rigavit aquis.
Iudicis
et merito doctus cognomine namque
Iudicio
ac summo splenduit ingenio.
Picentinorum
procerum generosa propago
Chara
Deo soboles ,stipite clara pio
Hungarus
hunc sensit legatum Insubria Thuscus
Effera
romano subderat colla jugo.
Hunc
vigilem veneratur adhuc resonetque Tharentum
Pastorem
hunc patriae Romaque purpureum
Thesauri
Petri custos qui fidus olympo
Non
defuturas jam sibi strinxit opes”
Luigi
Capuano vescovo di Ravello per ottenere l’antica memoria dell’insigne congiunto
Pietro Capuano creato da Celestino III Cardinale col titolo di Santa Maria in
via lata e poi da Innocenzo III promosso all’ordine di prete col titolo di S. Marcello
nel 1705, fece ristaurare e scolpire sul marmo affisso nell’atrio
dell’arcivescovado di Amalfi la seguente iscrizione :
“Haec
spectare licet Capuani insignia Petri
Cujus
ope illustris semper Amalphis erit
Legatus
Tyrio redimitus tempora cocco,
Byzanti
sedem missus ad usque fuit.
Et
patriae memor exorato Pontefice almum
Andreae
Corpus laetus in urbe locat
A.D.
MCCVIII DIE VIII Maji.
Atque
novi veteri cuncto de marmore templo
Undique
quot potuit Reliquiasque tulit.
Canonicam,
Xenodochium, Scolamque ministarns
Petro,inopi,
pueris,sacra cibumque ducem.
Mens
erat et portum sed cuncta moenibus urbe
Sucepit
Petrum dextra benigna Petri.”
In
contrassegno di pietà, di divozione e di riconoscenza verso un altro Pietro
Capuano, creato da Onorio III nel 1221 Cardinale Presbitero del titolo di Santa
Croce di Gerusalemme,e nipote del summentovato, gli Amalfitani apposero
nell’istesso atrio della Chiesa questa iscrizione :
“Petre
nepos Petri illius quo fulget Amalphis,
Munera
non spernas, quuae tibi parva domus.
Haec
tua sunt clarae Capuanae insignia gentis
Haec
sunt telluris pignora cara tuae.
Antiochena
ducem,romana ecclesia patrem
Gallia
te praefert ambitiosa sophuum
Ast
aliis potior te ducit Amalphis alumnum
Et
nato genitrix haec monumenta dicat.”
Ciò
finito di ascoltare osserva esistere quattro porte per entrare in detta Chiesa,
tre di esse che danno ingresso nella Cattedrale e la quarta nell’antica chiesa
del SS.mo Crocifisso. La prima delle tre porte che appartiene alla cattedrale a
mano destra di chi sale è quella che corrisponde alla nave del Coro e perché
nel suo ingresso viene immediatamente la Cappella di San Benedetto, viene
comunemente chiamata la porta di San Benedetto. Questa porta si apre per metà
in tutti i giorni feriali, nei festivi, poi, quando vi è concorso di popolo in
chiesa, si apre per intera. La seconda, denominata porta di metallo, che
corrisponde alla porta speciosa del Tempio di Salomone, porge l’ingresso alla
nave di mezzo. Essa è più grande delle altre[…]
La
terza porta che porge ingresso alla nave del SS.mo Sagramento è della stessa
grandezza di quella di San Benedetto e
si apre per i soli bisogni per la ricorrenza dovuta al SS.mo Sagramento, la
quale finalmente è quella che da
l’ingresso all’antica Chiesa di san Cosimo e Damiano, oggi denominata del SS.mo
Crocifisso.[…]”.
<continua>
Prof. Salvatore D’Amato

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