Le reliquie di
Sant’Andrea e di San Pantaleone a Costantinopoli. Notizie da un’antica
descrizione della capitale imperiale.
Nel 1936 il Mercati pubblicò un’ interessante descrizione della Costantinopoli, prima della conquista latina del 1204. Tale documento, sconosciuto fino a quel momento, suscitò notevole interesse fra gli studiosi in quanto offriva notizie di grande importanza non solo sulla topografia della città ,ma anche sui luoghi di culto e sulle sante reliquie in essi conservate. Mercati studiò il codice Ottoboniano latino 169 conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Nel 1976 lo studioso Ciggaar ha restituito una versione più antica e più completa dello stesso testo preso in esame dal Mercati tratta dal manoscritto Digbeianus lat. Conservano nella Bodleian Library di Oxford.
L’opera,secondo entrambi gli studiosi, è il frutto di una traduzione più antica di un testo originariamente scritto in greco ( secondo Ciggaar fra la seconda metà dell’XI sec. e d il 1120),effettuata da un pellegrino inglese verso la fine del XII secolo. Da amalfitani il contenuto ci interessa particolarmente perché ci da importanti informazioni sulla presenza a Costantinopoli delle reliquie di Sant’Andrea e di San Pantaleone.
L’Anonimo autore descrivendo la chiesa dei Santi Apostoli scrive : In altari Sanctorum Apostolorum iacent sanctus Andreas apostolus et sanctus Lucas euuangelista et sanctus Timotheus discipulus sancti Pauli apostoli ( Nell’altare dei Santi Apostoli giacciono Sant’Andrea Apostolo, San Luca Evangelista e San Timoteo,discepolo di San Paolo Apostolo ).
Tale informazione conferma in toto quanto riportato nelle cronache della Translatio Corporis Sancti Andreae Apostoli secondo le quali il Cardinale Pietro Capuano prelevò il corpo di Sant’ Andrea dalla Chiesa dei Santi Apostoli grazie all’aiuto di sacerdoti amalfitani lì presenti.
Circa le reliquie di San Pantaleone, l’Anonimo ,descrivendo la Chiesa di Santa Sofia costruita dall’Imperatore Giustiniano riporta che in essa si conservano : Sanguis et lac sancti Pantaleonis martiris. Sunt autem in vasculo magno de cristallo cooperta auro et sunt usque in hodiernum diem molle simul in vasculo quo est sursum lac et suptus sanguis. Et quando est festivitas sancti Pantaleonis martiris mutantur ad invicem. In isto anno ascendet sanguis sursum et lac descendet suptus et manent separatim. Similiter et in anno alio ascendet lac sursum et descendet sanguis subtus. Et sic mutantur semper in festivitate eius. Et hoc est magnum miraculum valde. Calvicium eius et reliquie… ( Il sangue ed il latte di San Pantaleone martire. Essi si trovano ,poi, in un gran vasetto di cristallo ricoperto d’oro ed essi sono fino ad oggi liquidi allo stesso tempo nel vaso nel quale c’è di sopra il latte e di sotto il sangue. E quando ricorre il giorno della festività di San Pantaleone martire,cambiano reciprocamente. In questo anno,il sangue sale sopra ed il latte scende di sotto e rimangono separati,Similmente in un altro anno il latte sale sopra ed il sangue scende di sotto.E questo cambiamento avviene sempre nel giorno della sua festività.E questo certamente è un grande miracolo. Vi sono poi il suo cranio pelato ed altre reliquie.). La dinamica del miracolo qui raccontata, ricorda molto quanto afferma sul fatto Sant’Alfonso Maria dei Liguori nell’opera Vittorie dei martiri ovvero le vite dei più celebri martiri della Chiesa (Napoli ,1775) nella quale scrive : "Dalla testa di S. Pantaleone uscì sangue e latte; e nella città di Ravello nel regno di Napoli si conserva un vaso del di lui sangue, che ogni anno si liquefa, e si vede asperso di sopra con latte, come l’ho veduto anch’io che scrivo questo libro…"
La notizia tramandataci dall’Anonimo pellegrino - traduttore del Manoscritto Digbeianus lat. 112,sembra confermare la provenienza costantinopolitana della reliquia ravellese ed il suo trasferimento in Costiera all’inizio del XII secolo.
Non sfugge all’attenzione dell’Anonimo la
Chiesa dedicata in Costantinopoli al Martire Pantaleone nella quale si trovavano
altre reliquie del Santo insieme al capo di Sant’ Ermolao presbitero e martire
nonché maestro di San Pantaleone.
Quanto
fosse diffuso il culto del Santo di Nicomedia nella città imperiale è
testimoniato anche dalla presenza nei monasteri di Santa Maria Trixnta
ed in quello di Santa Maria de Latina degli Amalfitani di altre
reliquie. In particolare, in quest’ultimo, l’Anonimo riporta
la presenza di un braccio
di San Pantaleone attraverso il quale
Dio usque in hodiernum diem facit
miracula .Exit enim de ore nudo aqua sancta. ( Fino ad oggi compie
miracoli. Infatti dal nudo osso scaturisce acqua santa.).
Fin qui le notizie che ci interessano
direttamente nel prezioso documento trascritto da Ciggaar (Ciggaar
Krijnie N. Une description de Constantinople traduite par un pèlerin anglais.
In: Revue des études byzantines, tome 34, 1976. pp. 211-268) la cui lettura ci
restituisce importanti informazioni relative alla presenza in Costantinopoli
delle reliquie di Sant’Andrea e di San Pantaleone prima delle loro traslazioni
ad Amalfi e Ravello.
Salvatore D'Amato

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